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1 luglio 2007

Giovanni Buzi - intervista a cura di Fabrizio Corselli



Ciclo di Interviste
Dietro l’ombra di ogni fiore di Narciso vi è… Luce


Intervista a
Giovanni Buzi




Giovanni Buzi, nato a Vignanello (VT) nel 1961, insegna lingua e cultura italiana al Parlamento Europeo di Bruxelles e storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Bruxelles.
Tra le sue pubblicazioni: i romanzi: Faemines, Libreria Croce, 1999, Il Giardino dei Principi, Massari, 2000, Agnese, (prefazione Giuliana Cutore), Tabula Fati, 2005, la raccolta di novelle: Fluorescenze, (prefazione Alda Teodorani), Il Filo, 2004, Sesso, orrore e fantasia, (prefazione Alda Teodorani, Olivier Duquenne), Massari, 2005, Alchimie d’amore e di morte, (prefazione Gianfranco Nerozzi), Tabula Fati, 2007. Numerosi riconoscimenti letterari tra i quali il primo posto al concorso letterario Profondo Giallo 2005 con il racconto La collana di perle celesti pubblicato nel n. 2896 del Giallo Mondadori.

Suo sito web: http://www.giovannibuzi.net



1) Più volte, girando per forum o diversi blog personali, ci si scontra con pseudo intellettuali finanche falsi artisti che si definiscono esteti e tesi alla ricerca della perfezione: quali sono, secondo te, le caratteristiche principali che fanno dell'individuo un esteta?

- Credo che “esteta” venga dalla parola greca “aisthánesthai”, che si può approssimativamente tradurre col nostro italiano “percepire”. Quindi, un “esteta” dovrebbe essere qualcuno che ha uno spiccato senso della “percezione”. Una persona dotata d’un sentire particolare, affinato, acuto e, possibilmente, sempre all’ascolto delle sottili vibrazioni della natura tutta e dell’universo. Una persona dotata d’un sentire “panico”.


2) A volte, ho la sensazione che tale schema di pensiero, quasi autoritario nel suo “semplice” porsi, celi un ombroso paravento oltre il quale cullare le proprie convinzioni, le proprie proiezioni di eterni insoddisfatti. Un stato compensativo la cui funzione di riempimento altresì si svuota proporzionalmente all'aumentare del proprio egotismo. Quale il limite del narcisismo (sempre in chiave estetologica).

- In effetti, come bene dici, spesso anche le parole – e le definizioni a esse correlate - che dovrebbero essere in potenza le più pregnanti e ricche di sfumature, possono “appiattirsi” e svuotarsi di significato quando vengono abusivamente stravolte, vuoi per eccesso di egocentrismo o superficialità, o, peggio, a causa d’un vuoto narcisismo.



3) Secondo te è possibile che da una grande amicizia tra due artisti, anche di campi diversi, o intellettuali ne riesca a scaturire fuori una grande collaborazione in termini di produzione? Potresti fare qualche esempio di fruttuosa collaborazione che ha caratterizzato il campo artistico o filosofico?

- Sono sicuro che due grandi artisti, o più, siano sempre in comunicazione intellettuale-sensoriale tra di loro. E tale comunicazione credo sia talmente potente da annientare le nozioni di Spazio e Tempo. Come non rammentare, per fare solo pochi esempi, i meravigliosi “colloqui” fra Nietzsche e l’arte greca classica, sia “apollinea” che “dionisiaca”, o lo stesso Leopardi con i ritmi ampi e pregni di sgomento di fronte alla vastità dell’Universo di certi brani dell’Iliade. O ancora, le segrete “conversazioni” d’un Ingres con la pienezza, rotondità e armonia cromatica che respira ogni opera del grande Raffaello o, per ultimo, ma si potrebbe continuare, le meravigliose sintonie di Ravel con certa musica orientale. Per concludere, direi che i grandi artisti sono sempre in comunicazione fra di loro, vivono – beati loro! – in una sorta d’Empireo che l’esistenza quotidiana non riesce a scalfine né insozzare. Questo, per me, è il vero Paradiso.



4) “All’umiltà soggiace l’essenza dell’Arte; poiché così in essa è rappresentata la nudità dell’animo artistico; una inconsapevole oggettività delle cose che fa del proprio corpo, strumento di verifica”. Quanto valore ha per te l'umiltà nell'Arte? Credi che sia facile conciliare animo narcisistico e umiltà artistica?

- Se non c’è vera umiltà, non c’è vera Arte. A mio avviso, per un motivo molto semplice: il vero artista sa che non potrà mai raggiungere quell’Idea di Perfezione che sempre, disperatamente, tenta di raggiungere. Come potrebbe “soddisfarsi”, e di conseguenza, “vantarsi” di qualcosa che gli sfugge, per l’eternità?



5) Di se stessi quanto è possibile sacrificare per l'Arte, e in rapporto a tale proporzione potresti definirmi i concetti di arte per passione, per diletto e per devozione? Inoltre, dovendo assegnarne un primato quale delle tre categorie eleggeresti a più meritevole?

- 1) Diletto: se non si recupera l’aspetto ludico nell’attività artistica, credo manchi qualcosa di fondamentale. Il “ridere”, “sorridere”, il solo “sentirsi ad agio” con la materia artistica, qualunque essa sia, è capace di sprigionare potenzialità in noi celate e, forse, altrimenti irraggiungibili.
2) Passione: senza passione, vale a dire, quella forza che ci porta, ci sospinge – a volte, senza sapere neanche dove – ogni nozione d’Arte credo sia inefficace. Sono queste “energie”, che sentiamo a momenti agitarsi in noi, il vero fermento dell’opera artistica. Forze spesso oscure e senza nome.
3) Devozione. Intendo questo concetto nel senso d’un meraviglioso, attonito, sgomento, estatico sentimento verso il Sublime. (Di proposito, evito ogni riferimento al “religioso”, perché, in quanto profondamente ateo, do solo un grande valore al senso del “sacro”). In questo senso la “devozione” è uno dei pilastri portanti del fare, vivere e fruire l’Arte.
Rispondo solo ora alla prima parte della domanda: “Di se stessi quanto è possibile sacrificare per l'Arte?”: dipende dalla quantità e qualità della forza energetica che le tre parole-significato sopra citate fanno agire in noi.



6) Il tuo rapporto con la materia Estetica? Secondo te è importante avere delle basi di Estetica per affrontare al meglio lo studio dell'arte? Non credo molto nello studioso d’arte improvvisato, specie quando ancora si deve sentire parlare di Bello senza conoscerne le relative categorie. Inoltre ben sappiamo che la dicotomica frattura tra tesi soggettivista e quella oggettivista domina da secoli il dilemma estetologico, senza riuscire a venirne a capo. Tu a quale corrente appartieni?

- Avere delle basi di Estetica per affrontare lo studio dell’Arte è fondamentale. Come si potrebbe solo tentare, per esempio, di affrontare lo studio delle scienze senza avere un minimo di conoscenza delle varie discipline scientifiche? Io spero d’appartenere alla corrente energetica universale.



7) Nella storia dell'Estetica, Edmund Burke con il suo eccelso Enquiry, ossia Inchiesta sul Bello e il Sublime stabilisce la nascita di due categorie del sublime: quello patetico (legato alle passioni) e quello ideale (legato all'immaginazione). Partendo da questo, cosa è per te il Sublime? Esso coincide con il concetto di perfezione o è altro? E inoltre, come si pone la dimensione immaginativa nei confronti dell'Arte?

- Senza sapere che mi avresti fatto questa domanda, ho già sfiorato il concetto, oh quanto ricco e complesso, di Sublime. Credo proprio sia questo concetto di Sublime, e del rapporto che l’uomo di tutti i tempi ha con esso, il vero fulcro d’ogni indagine del tema artistico. Cos’è per me il Sublime? Sarei riduttivo se dico che spero di non saperlo mai definire?



8) Dopo avere parlato di Immaginazione, mi preme farti una domanda legata al Mito. Tempo fa, il direttore di una nota rivista di Letteratura contemporanea (di cui non faccio il nome per rispetto), mi disse in una email privata: “il mitomodernismo è già morto sul nascere”. Lascio a te il commento…

- Spero di non aver mai a che fare con questo signore.



9) L'opera d'Arte ha un suo fine, una sua esigenza di comunicazione o è soltanto tutta una riconduzione al gusto del proprio fruitore? Ossia, è possibile che il lettore (nel caso di un testo) o un osservatore (nel caso di un quadro) tenda per propria irresponsabilità a scardinare dell'opera l'effettiva finalità per cui è nata, diciamo vedendoci ciò che ci si vuole vedere; ciò che noi chiameremmo "libertà interpretativa"?

- Sono profondamente convinto che ogni opera d’Arte riuscita, di qualsiasi disciplina, sia costruita per metà dall’autore e per l’altra metà dal fruitore. Che ne sarebbe della Gioconda se nessuno la guardasse o se andasse perduta? Avremmo semplicemente perso le infinite possibilità d’osservarla, ammirarla e reinventarla a ogni nuovo sguardo, anche il nostro stesso, magari solo un giorno dopo la prima visione, o solo un’ora. Ciò che m’affascina nel confrontarmi con un’opera artistica è proprio questo nuovo, continuo, eterno colloquio che con essa possiamo stabilire. Un magico confronto con chi l’ha ideata e realizzata, al di là del Tempo.



10) Quanto un artista può allontanarsi dal senso comune dell'Arte, ovvero quanto può seguire la propria strada individualistica accettandone i rischi, senza dare conto e ragione ai canoni moderni? Qual è per te il concetto di "modernità", e di conseguenza "arte contemporanea"?

- “Arte contemporanea” è un po’ il mio pane quotidiano, dato che l’insegno e di ciò mi occupo quasi ogni giorno (sia dipingendo che scrivendo, pur non essendo del tutto sicuro che la mia sia Arte...). Comunque, “Arte contemporanea” è per me, per riassumere, tutto ciò che prende forma significante oggi, in questo momento, un’opera pregna del passato, tesa nel futuro e viva nel presente.



11) Immagina che scoppi un incendio in un museo (a tua scelta), quali opere salveresti e quali lasceresti bruciare nelle fiamme. E perché?

- Di sicuro, morirei bruciato, perché troppe sono le opere che meriterebbero d’essere salvate. Preferirei le fiamme alla perdita di certe opere. Se proprio dovessi salvarne una, mi basterebbe che resterebbe integro un dipinto del Caravaggio.



12) Se tale incendio scoppiasse in una Biblioteca, quali opere filosofiche o di Estetica metteresti in salvo?

- Come sopra, morirei bruciato! Se proprio dovessi, salverei un libro dalle pagine bianche, per lasciare a chi verrà la possibilità di scrivere, ancora.



13) Il più delle volte si è soliti etichettare un artista che non presenta alcun contatto con la "realtà" quotidiana o con elementi della società, con l'appellativo di "non vivente". Secondo te, questo tipo di affermazione è sintomatico di qualcosa (in positivo o in negativo)?

- Negativo. La realtà è sempre intorno, e dentro, di noi. Forse, ancor di più, quando, apparentemente, non la si affronta in modo esplicito.



14) Caro Giovanni, so che ti sei diplomato all’Accademia di Belle Arti e successivamente laureato in Lettere all’Università di Roma; a proposito di ciò: secondo te, la storia dell’arte o il come affrontarla ha la sua giusta collocazione all’interno del sistema didattico italiano corrente? Mi è sembrato di capire che come altre materie, quali il greco o il latino, sia abbastanza sottovalutata… spero di sbagliarmi.

- Sia all’Accademia che all’Università di Roma ai tempi in cui ero studente, gli anni ’80, ho avuto di tutto... dai professori che scaldavano le seggiole (mica capita solo agli studenti!) a quelli che scaldavano i cuori e la mente. Gli studiosi Maurizio Calvesi, Augusto Gentili, l’antropologa culturale Ida Magli, all’Università, i pittori Nato Frascà e Sandro Trotti all’Accademia erano, per me, di questi. Persone competenti, comunicative e amanti della loro materia; che chiedere di più? Anzi, colgo l’occasione per ringraziarli con tutta la mia mente e il mio cuore per, semplicemente, d’essere stati là, presenti.



15) In Estetica, il caposaldo di Gotthold Ephraim Lessing, Laocoonte, ovvero dei limiti della pittura e della poesia ha gettato le basi per una lunga tradizione filosofica imperniata sulla differenziazione tra le due dimensioni artistiche, così scardinando la concettualità espressa nell’affermazione ut pictura poesis: a tuo avviso, la pittura e la poesia come si pongono tra loro?

- Per me, la pittura è parola muta e la poesia colori invisibili. Ma per chi sa “ascoltare” e “vedere” tutto, all’improvviso, può risultare chiaro. Sono due discipline che possono vibrare sulle stesse frequenze, solo prendono apparenze differenti.



16) Progetti per il futuro?

- Come sempre, tanti.



Grazie Giovanni per la tua disponibilità, e auguri per il futuro.

- Grazie a te e alle tue domande, così ben orchestrate; è sempre un vero piacere colloquiare con persone che hanno mente e cuore.




permalink | inviato da kinglear il 1/7/2007 alle 8:23 | Versione per la stampa


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